E-mail service providers e accesso alla corrispondenza elettronica del defunto

E-mail service providers e accesso alla corrispondenza elettronica del defunto

Si può chiedere a un provider di posta elettronica di accedere alla corrispondenza e-mail di un parente deceduto?

La questione presenta almeno tre profili di rilievo.

  • Il primo correlato alla tutela del diritto alla privacy cd. post mortem, inteso come diritto a preservare e a controllare cosa sarà della propria reputazione, della propria dignità, della propria integrità, dei propri segreti e delle proprie memorie dopo la morte [1].
  • Il secondo legato alla protezione del diritto successorio in capo agli eredi e alla tutela del loro interesse a conoscere i contenuti delle conversazioni elettroniche.
  • Il terzo connesso all’attribuzione all’account holder di efficaci strumenti coi quali esercitare, per il tempo successivo alla morte, ampie facoltà di disposizione dei contenuti digitali non limitate a meri poteri di cancellazione e segregazione dei dati.

Per comprende appieno la portata del fenomeno della cd. “digital legacy” e delle problematiche ad essa connesse, può essere utile ripercorrere il caso di Justin Ellsworth.


[1] L. Edwards e E. Harbinja, Protecting Post – Mortem Privacy: Reconsidering the Privacy Interest of the Deceased in a Digital World in Cardozo Arts & Entertainment, 2013, p.101 ss.

Il caso Ellsworth: il marine deceduto in Irak e la battaglia legale contro Yahoo!

Nella giurisprudenza nordamericana emblematica è la storia di Justin Ellsworth, giovane marine del Michigan, deceduto il 13 novembre 2004 in Irak, ucciso da una bomba mentre era in servizio nelle forze armate degli Stati Uniti.

Il ragazzo era titolare di un account di posta elettronica Yahoo!: la maggior parte dei contatti intercorsi con i propri cari e con gli amici mentre si trovava in territorio iracheno era avvenuta attraverso la posta elettronica.

Il padre di Justin, a seguito del decesso, chiese al fornitore del servizio di accedere all’account del figlio, al fine di recupere i contenuti in esso memorizzati.

John Ellsworth non addusse motivi sentimentali, ma l’esigenza di acquisire informazioni necessarie alla amministrazione e alla liquidazione dell’eredità della quale rivestiva il ruolo di “executor”.

Yahoo! si oppose alla consegna della corrispondenza contenuta nell’account in forza di una clausola di “no right of survivorship and no transferability” contenuta nelle Condizioni generali di contrato disciplinanti il servizio. La clausola vietava il trasferimento dell’account e prevedeva l’estinzione di tutti i diritti sull’ID Yahoo! e sui suoi contenuti con la morte del titolare.

Il padre di Justin si rivolse allora alla Probate Court della contea di Oakland, per ottenere dal provider la corrispondenza del figlio, sostenendo che la casella di posta elettronica doveva essere equiparata a una cassetta di sicurezza, i cui contenuti, che a norma delle Condizioni generali di servizio rimangono di proprietà dell’utente, sarebbero potuti cadere in successione al pari di qualsiasi altro bene.

La vicenda giudiziaria si concluse con la condanna di Yahoo! a consegnare a John Ellsworth, sia su CD che su supporto cartaceo, tutte le email, i documenti e le immagini esistenti sull’account Yahoo! di Justin, ma non la password di accesso, stante la clausola di intrasferibilità di cui alle policy.

La prospettiva di Yahoo! riguardo alle richieste di accesso alla posta elettronica del defunto

Yahoo! rispettò l’ordine della Corte, pur facendo rilevare l’intervenuta violazione dei suoi termini di servizio. Dichiarò altresì che avrebbe continuato a mantenere il suo impegno in materia di privacy nei confronti degli utenti.

Le policy di Yahoo! (ora il riferimento è alle Condizioni di utilizzo di Verizon Media, società madre dei portali AOL e Yahoo!) continuano a riportare la previsione che Tutti gli account Verizon Media non sono trasferibili e qualsiasi diritto ad essi connesso termina alla morte del titolare.

È appena il caso di notare che il provider si riserva il diritto di sospendere o chiudere l’account, senza preavviso, temporaneamente o definitivamente, qualora lo stesso presenti periodi di prolungata inattività, senza riservare al decesso dell’utente alcuna più specifica regolamentazione.

L’importanza della pianificazione successoria dell’account holder

L’attuale mancanza di quadri normativi, anche transnazionali, in grado di fornire un approccio organico ed esaustivo in merito alla protezione post – mortale dei dati, rende incerti gli esiti dei contenziosi instaurati dai successori contro gli e-mail service providers.

Non è sempre scontata, infatti, la tenuta dei regolamenti contrattuali disposti dal fornitore di servizi, peraltro spesso censurabili, per ciò che concerne l’ordinamento italiano, anche sotto il profilo della violazione della disciplina riservata ai contratti conclusi dal Consumatore.

A ciò si affianca il rilievo che non tutti i providers forniscono una regolazione in merito alla gestione dei contenuti immessi in rete in seguito alla morte del titolare: talora l’account è cancellato, decorso un certo periodo di tempo dall’ultimo log-in, a prescindere dalle cause della inattività.

In quest’ottica assume una decisiva rilevanza una accurata sensibilizzazione dell’utente in merito ai rischi connessi alla mancanza di una volontà dispositiva in ordine alla gestione dei contenuti digitali: da un lato, infatti, i desideri del defunto potrebbero non trovare realizzazione, dall’altro, l’esercizio dei diritti successori da parte degli eredi potrebbe incontrare ostacoli per le difficoltà di interazione con i gestori dei servizi digitali, anche in ragione dei rinvii contenuti nelle policy contrattuali alle leggi di ordinamenti giuridici diversi dal nostro.

Una accurata pianificazione successoria, che distingua gli aspetti patrimoniali dei dati digitali da quelli strettamente personali, potrebbe allora, sia salvaguardare l’esigenza di privacy dell’interessato, che sciogliere le problematiche sottese ai rapporti tra gli eredi e i fornitori dei servizi digitali.